Critiche

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L’oggetto centrale della pittura di Sonia Zaffoni, ciò che più ne costituisce la cifra attuale, è la rappresentazione del vento, un soffio vitale in grado di catturare il movimento e di esprimere con leggerezza lo scorrere del tempo, di cui è metafora e quindi immagine, figura. E’ un vento incessante, che trascina e dischiude e che, come il tempo, definisce luoghi e istanti attraverso geometrie concitate, capaci di imprigionare lo sguardo di chi osserva. Ogni prospettiva si lega al senso di questa dispersione e della “direzione” che essa suggerisce.

“ Andare con le cose” scrive Seneca “affinché esse ci accompagnino. In altro caso ci trascineranno”. La pittura di Sonia Zaffoni ci riconsegna alla misura di questa necessità e si pone pertanto come un esito, la tappa di un viaggio che trova in se stesso la sua ragione e tutto il senso del proprio mistero.

- Eros Olivotto -

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Un segno gestuale per un’ espressività carica di domande e di vitali inseguimenti, un colore che si adegua allo spessore e alla profondità delle domande, all’imprevedibilità delle risposte e alla tensione straripante dei sentimenti: questa è la pittura di Sonia Zaffoni e queste le caratteristiche fondamentali del suo itinerario creativo.

“Il movimento rappresenta il mio temperamento…il colore è fonte di energia, è comunicazione la luce invece esprime il mio bisogno di cercare, di sperimentare…il nero è il mistero nel quale si agita il caos, ma è anche il luogo dal quale attingere domande, soluzioni.” C’è in Sonia Zaffoni questo esistenziale, indispensabile ondeggiamento tra una sorta di sacro furore visionario e ripetuta concentrazione contemplativa volta all’interrogazione del mistero, di ciò che non è definibile, eppure conferma in continuità la sua presenza.

Le composizioni di quest’artista rivelano certo un percorso di vita, ma nello stesso tempo sottolineano con forza incisiva la scoperta liberatoria dell’impresa artistica, la sua capacità di trasformare lo snodarsi delle esperienze in tracce sempre più consistenti di un nuovo mondo, di un nuovo apparire che garantisce quella conoscenza salvifica che solo I’arte possiede, Sonia Zaffoni conosce, ama, ricorda soffre le sue inevitabili pene attraverso e nel gesto pittorico e proprio per questo riesce a costruire un complesso di immagini nelle quali anche noi possiamo ritrovare i {ili, spesso spezzati e dunque riannodandoli, delle nostre esperienze, sia quelle trascorse come quelle soltanto sognate intraviste nel caleidoscopio delle nostre intime visioni. Forse la pittura di Sonia Zaffoni è proprio questo: un caleidoscopio di intime, sempre diverse visioni.

- Mario Cossali-

Parlarvirgolettefinalie con proprietà di linguaggio di Sonia Zaffoni non è facile, non avendo a disposizione un sufficiente “parco opere”, scalate negli anni, per comprendere in tutta la sua ampiezza il suo percorso creativo. Non è facile perché Sonia non ha per nulla le caratteristiche dell’artista-tipo contemporaneo in quanto non è in perenne orgasmo per “sistemarsi” (leggi “fare soldi con l’arte”); poi non è intruppata né in “filiere” di una qualche galleria, né in gruppi artistici “concerned”, con i loro manifesti teorici ed altre turbe mentali: cioè preferisce stare da sola; inoltre, non legge Flash Art e le altre riviste del “settore”, come fossero la Bibbia, ovvero la parola rivelata; infine, non frequenta con assiduità tutte le fiere di arte contemporanea, vestita a carnevale (come fanno molti, per farsi notare…), e nemmeno i corridoi della politica (per farsi finanziare).

Come ulteriore aggravante (orrore!…) usa ancora tele e pennelli, cioè dipinge. Una pratica che un vero artista-intelletual-chic-contemporaneo aborre già da prima della sua nascita.

Dunque non è un’artista!

Che sia, in questo caso, in questa situazione storica, un valore aggiunto ?

Credo proprio di si. Credo che al giorno d’oggi la sovra-strutturazione concettuale, condita con un’insana dose di “mercato”, abbia avverato la “profezia” sull’arte che Hans Sedlmayr, un filosofo tedesco, aveva concepito con il suo libro La perdita del centro, già negli anni ’60 del secolo scorso. Vale a dire di un panorama dell’arte che si agita in stato confusionale, in un labirinto di suggestioni  mercantili che lo allontanano sempre più dal “centro di gravità” dell’arte stessa, facendolo girare “in tondo”, perennemente, come uno zombie.

Credo, inoltre, che sia invece nella “periferia” dell’Arte, o meglio degli ambienti artistici, là dove si è ritrovato il valore della “fisicità” della Pittura, che si possono cogliere i nuovi valori fondanti di un’Arte che finalmente torni ad occuparsi dell’Uomo, e del suo rapporto con la Natura.

Ed è qui, in questo rapporto energetico tra Uomo e Natura, che Sonia Zaffoni fonda la sua arte, la sua pittura. E si tratta di una pittura che muove da lontano, appunto da un’idea di “fisicità” che lei stessa ha sempre vissuto sulla pelle, essendo cresciuta in un paesino, una frazione collinare a pochi chilometri da Rovereto, a Noriglio, immersa in una Natura spesso battuta dal vento, specie nei mesi autunnali ed invernali. Quel vento che generava vortici con le foglie delle vigne, che scompaginava cespugli, che faceva sbattere le imposte, o portava via i cappelli ed aggrovigliava i capelli e persino i pensieri. Un elemento del tutto naturale che Sonia ha saputo metabolizzare e trasferire in un segno fortemente dinamico ed originante. Originante perché “quel” vento è divenuto un segno dinamico e cromaticamente morfo-genetico, perché traccia delle linee, delle direzionalità, sulle quali si coagula la materia, e si costituisce in forme che sono allo stesso tempo delle non-forme, ma piuttosto delle visioni trasfigurate da questo movimento, o meglio da questa “vibrazione” (come la materia elementare) che impone loro appunto l’energia che Sonia ci mette nella sua azione fortemente gestuale e che, quale risultato finale, conferisce alle sue opere un’aura quasi onirica, ovvero trasognata entro la quale la forma c’è,  ma allo stesso tempo sembra anche ne sia solo la sua “permanenza ottica”, cioè di un “che” che se n’è già andato…

Vi sembra poco?  E perché questa non può essere considerata avanguardia? Solo perché è “ancora” pittura ?

La prima opera che ho visto, di Sonia, è stato un “gatto”, in penombra, colto su di un uscio semi-aperto dal quale entra un turbinio di luce e di pulviscolo atmosferico che “disegna” lo spazio.  Il segno, fatto di tratti nervosi e dinamici, mi ha subito ricordato quello di Boccioni, e dei futuristi, che del dinamismo universale avevano fatto il loro credo.  Non so se Sonia avesse pensato a loro, ma non credo. Di fatto, però, quest’opera dinamica si poneva (e si pone) su di una linea di “continuità storica”, cioè una linea di ricerca sulle varie manifestazioni del dinamismo, che sia il Futurismo, che le avanguardie venute dopo, hanno esplorato a fondo. Si, è vero, il dinamismo futurista era fortemente connesso alla Macchina, a quella che allora era ritenuta la visione della Modernità, mentre invece Sonia collega il suo dinamismo ad elementi del tutto “quotidiani”, come un gatto ed il vento. Ma proprio qui sta la sua “visione personale”, che dunque non cita pedissequamente il Futurismo, ma opera su una stessa linea teorica usando però altri ingredienti, altri elementi sintattici, primo fra tutti quello delle “forze naturali”.  Ed ecco perché, pur lavorando a Rovereto, sale e scende anche più volte al giorno dal suo “covo”, a Castellano, a mille metri, con una vista mozzafiato sulla valle. Lì, nel suo “loft” all’ultimo piano di una vecchia casa restaurata, il vento la fa da padrone, specie l’inverno quando soffia impetuoso da Nord. E così si ritrova nel suo “ambiente naturale”.

Sonia, dunque è un’artista a tutto tondo, figlia di questa “modernità alternativa” che un mondo dell’arte sordo e cieco si ostina a non vedere, né ascoltare, proprio perché non funzionale al mercato. Ma è qui, credo, che si gioca il futuro di un’Arte legata al Territorio ed all’Uomo, forse l’unica che rimarrà quando appunto il “sistema dell’arte contemporanea” prima o poi, se non muta la rotta, imploderà su sé stesso.

- Maurizio Scudiero -

virgolettefinaliSonia Zaffoni, giovane artista roveretana , da tempo si dedica con passione ed impegno alla pittura seguendo un originale quanto interessante percorso di continua ricerca stilistico-creativa Indimenticabili i suoi oli ispirati ai paesaggi della Vallagarina proposti nel 2004 in una suggestiva personale ( Ultimi bagliori d’Autunno : pennellate vigorose , quasi materiche si alternavano sottili e nervose linee colorate in una suggestiva danza cromatico-emotiva. L’evoluzione personale e artistica della Zaffoni si è concretizzata poi nei dipinti del ciclo ” Concerto sul baratro’ : in tale occasione tema dominante era quel sottile , intricato groviglio ” emotivo interiore che ogni uomo sente dentro di sé e vari strumenti musicali i mezzi attraverso cui compiere un viaggio iniziato alla ricerca dell’io più profondo e inconscio ; filamenti cromatici vibranti e veloci per esprimere dinamismo , per evidenziare I’intensità della tensione musicale ed emotiva in un crescendo di suoni e colori Con la mostra personale’ Sulle ali del tempo Sonia Zaffoni procede ulteriormente verso la piena maturazione personale ed artistica . Riprende I’interesse per la pittura naturalistica , investendola però di un profondo significato emotivo personale , nobilitandola e quindi sublimandola Si tratta di una serie di 13 dipinti ,realizzati in acrilico, in cui una sempre maggiore perizia tecnica permette delle pennellate ancora più sottili , estremamente efficaci nel descrivere la delicata luce di un raggio di sole tra i rami o il luccichio della pioggia purificatrice sull’erba appena spuntata o tra sassi di un impervio sentiero Veri e propri impalpabili fili di colore veloci e vorticosi rendono poi magistralmente l’effetto di una dolce brezza primaverile tra i rami o il turbinio angoscioso e travolgente del vento furioso che precede un improvviso temporale estivo. Ogni dipinto pur ispirato alle colline , alle radure , ai boschi della Vallagarina tanto amata dalla pittrice fin dai tempi dell’infanzia, è volutamente trasfigurato in un piccolo poemetto emotivo in cui scelte timbriche e soluzioni toniche esprimono sentimenti , angoscia e sofferenza , desiderio di evoluzione personale, di cambiamento e rinascitaColpisce sempre nell’opera della Zaffoni , oltre alla complessità e profondità del suo mondo poetico, un’incredibile quanto rara capacità di rendere concreti e visibili movimenti come il battito d’ali di un uccello fra le sterpaglie o lo stormire delle fronde , ma soprattutto di dipingere suoni e rumori come la voce del vento e di rendere concreta la percezione della sua esistenza ed intensità Un vento che è sempre e comunque soffio vitale, anelito di libertà, desiderio di evoluzione , spinta per un continuo cambiamento personale e spirituale.

Estremamente originale e significativa appare anche la scelta di Sonia Zaffoni di identificare spesso la propria forza creativa in un uccello . In alcuni quadri e un ingenuo e timido pettirosso imprigionato fa gli arbusti , in altri un nero corvo che cerca riparo dalla pioggia sotto la fitta erba di un prato ; spesso un invisibile uccello predatore dotato di vista e percezioni acute che sorvola montagne , boschi e radure osservando dall’alto una realtà teatro di conflitti tra elementi naturali stati emozionali , ma sempre attratto dall’orizzonte, proteso verso I’infinito , in una continua ricerca di libertà personale ed artistica .

- Nicoletta Tamanini -